Birra 100% italiana: così nasce il luppolo lombardo

hibu_regione2.jpgMilano. In Italia i microbirrifici (artigianali, beerfirm ovvero privi di un impianto di proprietà e brewpub, con produzione con locale di mescita annessa) sono circa 1000, di questi 176 si trovano in Lombardia. Artigianato locale, passione e tradizione che, poco alla volta, sono usciti dagli scantinati per diventare vere e proprie aziende,come dimostrano anche le storie brianzole di Hibu ed Eretica. Ora inizia una nuova e affascinante sfida: quella di creare una vera e propria filiera a chilometro zero, producendo in Lombardia anche una delle materie prime, il luppolo, per arrivare al coronamento di una birra 100% italiana e, perché no, lombarda (oggi i primi luppoli italiani arrivano da Modena). Lunedì pomeriggio, al 26° piano del Pirellone, Hibu (che ha sede operativa a Burago e birrificio a Concorezzo) è stata protagonista di una conferenza stampa/convegno con l'assessore regionale all'Agricoltura, Gianni Fava, per presentare il percorso intrapreso in questa direzione con il team del professor Tommaso Ganino, del Dipartimento di Scienze Alimentari dell'Università di Parma: Ambizioso obiettivo: arrivare a una selezione di luppoli autoctoni lombardi. Il primo esperimento, che faceva capolino sui tavoli del Pirellone, è già realtà: si tratta della Surprise Hop. A introdurre i lavori una presentazione della storia e delle prospettive di Hibu, rappresentata da Raimondo Cetani, mastro birraio Hibu, e Tommaso Norsa

hibu_regione.jpg"L'Europa ha complicato la vita ai birrifici artigianali da quando la birra è stata tolta dai prodotti a trasformazione agricola e definita a produzione industriale - ha esordito l'assessore Fava - Invece queste realtà vanno sostenute, non solo da un punto di vista produttivo ma anche culturale".  Il professor Ganino, prima di illustrare i dettagli tecnici del progetto scientifico di reperimento e studio delle biodiversità, ha fatto girare indietro le lancette della storia, ricordando come il Lombardia il luppolo fosse coltivato con successo (con tanto di riconoscimenti internazionali) anche in Lombardia. "Mi auguro che la sperimentazione vada avanti con la riscoperta di qualche varietà autoctona e non solo di importazione -ha auspicato l'assessore Fava - nella direzione di una vocazione che abbiamo perso. Questa esperienza va nel solco delle attività che il mio assessorato ha svolto in questi anni sostenendo le imprese private con gli strumenti a disposizione. Sarei lieto ora di poter supportare altre iniziativa iperché sono convinto che in questa attività ci sia tanta tradizione che dobbiamo saper tenere viva". 

“La novità assoluta del progetto è quella di recuperare luppoli geneticamente nati in Lombardia – spiega Raimondo Cetani, anima Hibu insieme ai soci Tommaso Norsa e Lorenzo Rocca – Il luppolo è una pianta che cresce spontaneamente in quasi tutta la penisola italiana. Nonostante ciò sino ad oggi nel nostro paese si sono misurati nella sua coltivazione solo piccoli produttori, per altro in specie note e tipicamente estere. Ma la pianta presenta un’ampia varietà genetica – prosegue Cetani - sconosciuta per quanto riguarda gli ecotipi italiani che potrebbero invece presentare caratteristiche uniche e di pregio, requisiti particolarmente interessanti nell’ottica di una tipicizzazione delle birre”.

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“La novità assoluta del progetto è quella di recuperare luppoli geneticamente nati in Lombardia – spiega Raimondo Cetani, anima Hibu insieme ai soci Tommaso Norsa e Lorenzo Rocca – Il luppolo è una pianta che cresce spontaneamente in quasi tutta la penisola italiana. Nonostante ciò sino ad oggi nel nostro paese si sono misurati nella sua coltivazione solo piccoli produttori, per altro in specie note e tipicamente estere. Ma la pianta presenta un’ampia varietà genetica – prosegue Cetani - sconosciuta per quanto riguarda gli ecotipi italiani che potrebbero invece presentare caratteristiche uniche e di pregio, requisiti particolarmente interessanti nell’ottica di una tipicizzazione delle birre”.

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