Omicidio Campanini, il pm chiede l'archiviazione

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Vimercate. Un delitto irrisolto. Così potrebbe essere ricordata la strage del 4 gennaio 2012: quel giorno vennero trovati morti in casa, vittime di un assassino lucido e spietato, l'ingegner Antonio Campanini, 81 anni, e la compagna Azucena Moreno Laino, 78 anni  (foto gazzettadiparma.it). . Il duplice delitto di Oreno era stato consumato nel silenzio: l'omicida era entrato in casa, in via Adige a Oreno- probabilmente conoscendo la coppia - senza forzare alcun ingresso. Poi si era avvicinato ai due anziani, accomodati in poltrona in soggiorno, e li aveva uccisi soprendendoli alle spalle e colpendoli alla testa con un oggetto pesante. Il giorno dopo era stato il maggiordomo di nazionalità kirghisa (proviene da una piccola repubblica in Asia, dopo poi è tornato), su cui inizialmente si erano concentrati i sospetti, anche alla luce di alcune dubbie attività svolte dall'uomo e delle sue pressanti e continue richieste di denaro.
Ora il pm Vincenzo Nicolini, in mancanza di prove, ha chiesto l'archiviazione del caso.

Questo l'articolo pubblicato dal vimercate.org sullo stallo delle indagini lo scorso dicembre

Vimercate. Tanti sospetti, nessun colpevole. Il delitto che il 3 gennaio 2012 sconvolse Oreno e la Brianza è ancora incredibilmente irrisolto. 24 mesi sono passati dall'efferato delitto che, nell'atmosfera pomatata del Natale, lasciò senza vita l'ingegner Antonio Campanini, 81 anni passati a lavorare e tirar su l'azienda di famiglia e la compagna, Azucena Moreno Laino, 78 anni, inseparabile assistente domestica divenuta poi convivente (foto gazzettadiparma.it). Una morte terribile, spietata e silenziosa, firmata da qualcuno di cui i due anziani sicuramente si fidavano e che entrò nella bella villetta di via Adige, a Oreno, probabilmente senza destare sospetti. Tante ipotesi, all'inizio, molti concentrati sull'eredità dell'ingegnere. Poi le indagini che si concentrano sul maggiordomo Rajap Abdykalykov, 51 anni. Ma l'uomo da qualche mese ha fatto perdere le proprie tracce, probabilmente è tornato nel suo paese d'origine, il Kirgizistan, confine con la Cina, ex Repubblica federata all'Unione sovietica e oggi Stato indipendente con 5 milioni di abitanti.Lui è l'unico indagato, ma di lui non si hanno più tracce. Almeno ufficialmente. E il gorgo della giustizia italiana sembra non aver fretta nel risolvere il caso. Alcuni giorni fa, dalle colonne del Giorno, è tornata a parlare la figlia dell'ingegnere, intervistata da Marco Dozio. "Chiedo solo che la giustizia faccia il proprio corso appurando fino in fondo le responsabilità - ha detto Elena Campanini con ammirevole pacatezza - Sarebbe un’ulteriore tragedia scoprire che un delitto così efferato può rischiare di restare senza colpevoli. Ma non lo voglio credere, spero che i passi avanti compiuti in questi due anni possano portare a dei risultati concreti".La figlia dell'ingegnere dice di non aver mai avuto aggiornamenti sul corso delle indagini, ma di essere ancora fiduciosa. E nel frattempo restano i sigilli degli inquirenti in quella casa tante volte visitata dai carabinieri del Ris, alla ricerca della prova schiacciante.Tra le poche certezze, i rapporti che si erano fatti sempre più tesi tra Campanini e il maggiordomo, spesso in cerca di soldi da investire in una sospetta attività di vendita all'estero di auto usate e provenienti dall'Italia. A gennaio erano stati sequestrati dai militari sia il pc che alcuni oggetti dell'assistente asiatico. Poi in primavere l'uomo ha fatto perdere le proprie tracce.

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