Per riavere la figlia è pronta a denunciare lo Stato italiano

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Vimercate. Se c'è riuscita una trasmissione televisiva, com'è possibile che lo Stato non riesca a ritrovare sua figlia? E' necessario denunciare lo Stato alla Corte europea per i diritti dell'uomo? E' quanto è pronta a fare Alice Rossini, la madre della piccola Emma rapita dal padre e portata in Siria, tra l'altro in mezzo alla guerra. La vicenda è nota e ormai è stata amplificata da tutti i mezzi di comunicazione possibili: giornali, televisioni, radio, internet. Forse ad aggiungere rabbia allo sconforto e al dolore è stata una recente puntata delle Iene, che ha dimostrato come sia possibile rintracciare padre e figlia. Basta volerlo. E, invece, al momento i canali istituzionali sono al palo. Marco Dozio sulle pagine del Giorno ha raccolto l'ultimo amaro sfogo della famiglia: "Davanti alle incredibili negligenze dello Stato italiano, ci riserviamo di fare ricorso alla Corte europea dei Dirittidell’uomo per i danni arrecati ad Alice e alla piccola Houda Emma" . Ormaisono passati più di due anni da quel 18 dicembre 2011, quando il compagno di Alice, Nadim Kharat, portò con l'inganno la piccola in Siria, passando prima dalla Grecia. Non basta certo ai famigliari sapere che a fine gennaio, a Monza, inizierà il processo contro Nadim per sottrazione di minore. La mamma vuole che lo Stato non solo le riporti tra le braccia la piccola, ma accerti definitivamente come sia stato possibile far uscire dall'Italia una bambina di due anni senza i documenti e i consensi necessari all'espatrio. 

Ad assistere gratuitamente Alice Rossini c'è l'avvocato Luca Zita, che ora ha deciso di far pesare in maniera decisa e concreta le eventuali negligenze da parte dello Stato.

 

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