Più rifiuti, più inquinamento: crociata contro i camion della Campania

rifiuticampania.JPGVimercate. La Rete Rifiuti Zero Lombardia lancia la petizione regionale per stralcio dell’articolo 35 dello sblocca Italia. La Rete Rifiuti Zero Lombardia lancia una petizione a livello di tutta la Regione Lombardia con relativa raccolta firme, con la quale si chiede al Ministro dell’Ambiente, al Presidente della Commissione Ambiente Camera e al Presidente della Commissione Ambiente del Senato lo stralcio e la riformulazione dell’articolo 35 del Decreto Sblocca Italia.

Da diversi articoli apparsi sulla stampa locale - spiegano i promotori - siamo venuti a conoscenza che presso l’inceneritore di Trezzo saranno conferite ben 20 mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania, distribuiti nell’arco di otto mesi, nonostante la rete nazionale degli inceneritori contenuta nello Sblocca Italia non sia ancora in vigore. (La stessa cosa sta avvenendo anche per altri inceneritori lombardi)
L’articolo 35 dello Sblocca Italia dà il via all’ampliamento di ogni inceneritore presente sul territorio nazionale, (oltre 50) perché autorizza a far funzionare i forni alla massima potenza, senza tenere in considerazione l’impegno profuso dai cittadini virtuosi che differenziando i rifiuti salvaguardano l’ambiente e la loro salute.
L’applicazione dell’articolo 35 comporta, di fatto, nel territorio lombardo un ulteriore innalzamento dell’inquinamento atmosferico derivante dall’aumento della combustione dei rifiuti provenienti da altre regioni (metalli pesanti, diossine, particolato ultrafine), un consistente aumento del traffico, azzererebbe l’impegno profuso finora dai cittadini virtuosi lombardi che nella raccolta differenziata hanno raggiunto percentuali superiori anche a quelle richieste dalla UE, gravi ricadute per la salute.
Lo stesso Assessore di Regione Lombardia Claudia Terzi ha dichiarato che l’articolo 35 rischia di assegnare alla nostra Regione (insieme all’ Emilia Romagna) il triste primato di pattumiere d’Italia e avanzato un ricorso alla Consulta.

La petizione chiede quindi di stralciare l'art 35 del decreto Sblocca Italia e riformulare un nuovo articolo che
disponga:
a) la realizzazione di impianti che permettono di chiudere il ciclo dei rifiuti recuperando materia (anziché bruciandola) ed avviare il percorso di Rifiuti Zero su tutto il territorio nazionale.

b) il trattamento dei rifiuti differenziati e indifferenziati all’interno del bacino regionale in cui vengono prodotti, eliminando l’inquinamento ambientale derivante dal trasporto dei rifiuti prodotti fuori regione.

Qui di seguito il testo della lettera inviata in questi giorni ai Sindaci dei Comuni aderenti al Consorzio CEM:

Alla cortese attenzione del Sindaco ...
dell'Assessore ai Servizi Ecologici ....

 


e p.c. a tutti i componenti della Giunta

Su sollecitazione di amministratori, comitati, associazioni, ma soprattutto di tantissimi cittadini, Rete RZL ha lanciato su tutto il territorio regionale la petizione: “No ai rifiuti da fuori Regione”, che vi rimettiamo in allegato, con la quale viene richiesto agli organi preposti lo stralcio dell’articolo 35 dello Sblocca Italia che liberalizza il conferimento dei rifiuti anche al di fuori dei confini regionali e la sua riformulazione secondo la proposta di Legge d’iniziativa popolare Rifiuti Zero in discussione presso la VIII Commissione Ambiente della Camera.

I numerosissimi cittadini che hanno fatto pressione presso la Rete Rifiuti Zero Lombardia per la raccolta firme contro tale articolo infatti sono seriamente preoccupati per la loro salute, in quanto consapevoli che la quasi totalità degli inquinanti emessi dagli impianti di incenerimento (principalmente polveri fini e ultrafini, diossine, furani, acido cloridrico, ossidi di azoto e di zolfo, idrocarburi, metalli pesanti), possiedono azione tossica, mutagena e cancerogena e causano patologie neoplastiche e non neoplastiche a carico di numerosi organi. Molte di queste sostanze (in particolare diossine, furani, PCB, metalli pesanti) sono persistenti e bioaccumulabili, hanno una scarsissima degradabilità per via chimica e biologica, entrano nella catena alimentare. Per tutte queste caratteristiche tendono a spostarsi dall’ambiente verso i tessuti grassi e ad accumularsi negli organismi viventi, superano la barriera placentare e sono trasmessi attraverso il latte materno.

Inoltre in merito alle emissioni di particolato, quelle degli inceneritori sono costituite prevalentemente da particolato ultrafine. Nell’ambito dello studio Moniter per esempio, le indagini condotte sulle emissioni dell’inceneritore di Bologna hanno dimostrato la presenza di picchi emissivi, legati all’emissione di particelle con diametro aerodinamico inferiore a 100nm. Ciò assume particolare rilievo epidemiologico, e numerose pubblicazioni hanno ampiamente dimostrato che questo tipo di particelle è il più dannoso per la salute umana, in quanto in grado di passare rapidamente dai polmoni alla circolazione sistemica. E’ stato anche dimostrato che le particelle inferiori a 100nm causano effetti sulla salute umana indipendentemente dalle concentrazioni atmosferiche di PM10. Nonostante queste evidenze, la concentrazione delle polveri ultrafini non è regolamentata da alcuna legislazione, pur rappresentando un grave rischio per la salute umana. Un’ampia revisione della letteratura scientifica sui rapporti tra emissioni degli inceneritori e insorgenza di malattie neoplastiche è disponibile nella monografia “Progetto Ambiente Tumori” pubblicata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica nel 2011, alla quale si rimanda. Oltre che a tumori maligni (in prevalenza linfomi non-Hodgkin, sarcomi, tumori polmonari, neoplasie in età pediatrica, ma anche aumentato rischio di tumori maligni di stomaco, colon, fegato e mammella nel sesso femminile, le emissioni degli inceneritori sono state messe in relazione ad una serie di condizioni patologiche non neoplastiche, come le malattie respiratorie e cardiovascolari.

Per i motivi sopra indicati con la presente ci appelliamo al Sindaco che è il primo responsabile della tutela della salute pubblica e secondo le normative vigenti deve attivare/implementare iniziative/strategie di promozione della salute stessa e all’Assessore all’Ecologia affinché anche il Vostro Ente partecipi alla raccolta firme e diffonda la petizione allegata su tutto il territorio cittadino.

Certi di trovarvi d’accordo con tale iniziativa e ringraziandovi anticipatamente per la collaborazione, rimaniamo in attesa di un vostro scritto di conferma.
Cordiali saluti.

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