Divorzio social, il direttore di Radio Lombardia lascia Sei di Vimercate se...

 

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Vimercate. Addio. Luca Levati, vimercatese doc, direttore della celebre e ascoltatissima Radio Lombardia, ha consumato il suo divorzio social dal gruppo Sei di Vimercate se..., piazza virtuale che, ogni giorno, mette a confronto circa 2100 iscritti. Il gruppo, che non è nuovo a fisiologici scontri e analisi massmediologiche tipici di queste realtà (di recente era passato da gruppo aperto a "chiuso"), era stato al centro di diversi contestati post, soprattutto ai tempi della ventilata ipotesi di apertura di un centro profughi presso l'ex ospedale. Ma è nella quotidianità che, inevitabilmente, facebook diventa lo specchio del nostro popolo: che vanta certo santi, poeti e navigatori ma anche tanta mediocrità, qualunquismo, cattedraticismo da mercato, sentenzialismo da bar. Ignoranza. Non da curriculum scolastico, si intenda. Una sorta di cecità che impedisce di guardare un centimetro oltre il proprio naso: e così la viabilità deve essere a misura di singolo cittadino, i politici sono tutti ladri, tutto fa schifo, eccetera eccetera. Un po' di nausea ogni tanto è comprensibile anche perché, chi gli occhi ce li ha e anche un po' di sensibilità, si trova di fronte a una sorta di frustrazione gaberiana: vorrebbe rispondere a tutti, spiegare, illudersi di dare un contributo. Ma di fronte alla valanga di post deve desistere. 

"Stavo riflettendo sul senso di questo gruppo - ha scritto Levati prima di congedarsi - E se si cambiasse il nome? Del tipo: non mi va bene niente e scrivo cose a caso? Mi pare che fosse nato con un altro spirito. Leggendo i post di questo gruppo sembrerebbe di vivere in una città di razzisti e polemisti da tastiera. Ringrazio i tanti per le belle foto e i post di servizio. Io lascio e vi saluto, questa non è più il mio gruppo. Mi spiace solo avere contribuito alla sua crescita".

Tra gli apocalittici e gli integrati, Levati ha scelto i primi. In una cosa, probabilmente, ha torto: chi scrive oscenità, banalità e qualunquismi non rappresenta certo il volto della città. Sul resto ha ragione da vendere: le chiacchiere da bar rispetto a certe riflessioni da social network sono discorsi da premio Nobel. La strada verso una cultura, o per lo meno una civiltà social, è lunga. E per uno che lascia (purtroppo), speriamo ce ne sia almeno un altro che rifletta.

Chi ha voglia si ascolti questo Gaber: https://www.youtube.com/watch?v=RxhwMqikj7w

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