Salaì, l'altra metà di Leonardo sta in Brianza

Salaì.jpgOreno. Un pugno di case contadine, un convento meta di pellegrinaggi e campi a perdita d’occhio. Così era il borgo di Oreno - all’epoca Opreno - nel 1480. In quell’anno vi nasceva Gian Giacomo Caprotti detto Salaì, terzogenito dei braccianti Pietro Caprotti e Caterina Scotti, controverso e irrequieto discepolo prediletto di Leonardo da Vinci. Per molti, il suo amante segreto. O era forse più giusto definirlo il suo unico figlio, per quanto adottivo? 534 anni più tardi un suo concittadino, il giornalista Michele Mauri (nella foto più sotto), riporta alla luce la sua straordinaria vicenda umana provando a dare risposta a una domanda: perché una figura capitale nell’esistenza del più grande genio rinascimentale è stata trascurata per quasi mezzo millennio?

Salaì, l’altra metà di Leonardo (Bellavite Editore) è un viaggio nel tempo tra fatti certi, racconti, dicerie, curiosità. Un romanzo capace di immergere il lettore nell’atmosfera del tempo, sospesa tra sfarzi e miserie, attraversata dal vento della passione per l’arte che fece grandi le corti di Milano, Firenze, Venezia, Ferrara. Michele Mauri, appassionato di storia lombarda oltre che direttore responsabile del mensile Vivere – Monza, Como, Lecco e Brianza, indaga con piacevole spontaneità nel complesso rapporto tra il grande artista e il suo garzone, quel giovane “capricciosamente perfetto” tante volte ritratto da Leonardo, il solo che rimase quasi tutta la vita al suo fianco condividendone i segreti più intimi e la più umana quotidianità.

michelemauri.jpgDevoto e irrequieto, candido e insieme diabolico - da qui il soprannome di Salaì, ossia diavolo, coniato dallo stesso Leonardo - Gian Giacomo Caprotti ritrova oggi la sua identità dopo secoli di oblio, dissolto nel nulla per un banale errore storico dopo essere stato celebre e discusso nel panorama artistico cinquecentesco. Le vicende narrate da Mauri dissipano molti dubbi - uno su tutti la sovrapposizione del vero Salaì con l’immaginario Andrea Salaino - lasciando però intatto l’alone di mistero che circonda un legame sopravvissuto ai secoli.

«La sola cosa certa è che Salaì non ha ancora smesso di sfidare chi ha voluto vedere in lui solamente un servitore leale – scrive Mauri- Di certo in lui si celano molti uomini, come è naturale che sia. Perché ciascuno di noi è ricco di contraddizioni e in ogni vicenda umana si mescolano angeli e demoni, debolezze e grandezze». Quali siano quelle che hanno caratterizzato la vita di Gian Giacomo e Leonardo, vale la pena di scoprirlo. Soprattutto per chi vive nei luoghi in cui sono andate in scena.

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