311 case comunali tra costi e furbetti: si pensa a una svolta

viakennedy.jpgVimercate. Case comunali: cosa farne? Come gestirle? Come risolvere i problemi legati alla manutenzione e agli inquilini che non pagano (molte volte pur potendo)? A Vimercate la questione non è indifferente visto che si parla di 311 appartamenti suddivisi in 16 condomini, per lo più collocati nel centro storico o in contesti ristrutturati, e circa mille inquilini. La Giunta pentastellata non pensa di affidare la gestione ad altri, ma di rivoluzionare le responsabilità all'interno di Palazzo Trotti. A partire dalle sinergie con gli assistenti sociali, che dovrebbero redigere un rapporto sul reale tenore di vita degli inquilini.

"Annosa è la questione relativa alla manutenzione degli stabili, che risulta particolarmente onerosa in quanto, oltre alla naturale usura prodotta dal tempo, si aggiunge l’incuria di alcuni residenti e la morosità, cresciuta negli ultimi anni - spiegano Valeria Licia Calloni Vice sindaco e assessore ai Lavori Pubblici e Simona Ghedini Assessore alle Politiche Sociali - Questa amministrazione ritiene che non è demandando all’esterno la gestione degli stabili che si risolve la questione, anche perché al Comune resterebbe la gestione della parte più “spinosa”, ovvero quello della “negligenza” e della morosità degli inquilini. In sostanza una società esterna verrebbe pagata per gestire quanto già gestibile dal Comune – aggiungendo costo a costo – senza risolverci i problemi sostanziali. La soluzione, a nostro avviso, risiede nell’efficace coordinamento interno degli uffici sui quali è ripartita la gestione delle case comunali (economato, lavori pubblici, servizi alla persona) avvalendosi proprio della loro competenza, dimostrata anche nella raccolta dei dati strutturali/tecnici confluiti in un progetto ricognitivo, già citato dagli organi di stampa, ma in realtà circoscritto e, soprattutto, rimasto incompiuto. Di fatto il livello delle azioni svolte, a oggi, è molto esecutivo. Sarebbe, ad esempio, prezioso il coinvolgimento delle assistenti sociali – che hanno in carico moltissime famiglie assegnatarie di case pubbliche – nelle visite domiciliari grazie alle quali ci si potrebbe rendere conto delle situazioni e del tenore di vita degli inquilini. L’affinarsi del coordinamento degli uffici, vorremmo andasse di pari passo a un progetto che coinvolga i residenti delle case comunali, perché diventino protagonisti attivi di tale processo di miglioramento: dalla scrittura delle regole di convivenzacooperazione e aiuto reciproco, con l’intento di superare le barriere etnico/culturali, alla cura del bene pubblico inteso come bene di tutti e di ciascuno". 

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