La flat tax di Borghi ora piace anche al Corriere. E ha origini vimercatesi

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Vimercate. Una tassa uguale per tutti. Una aliquota d'imposta unica su tutti i redditi delle persone fisiche e delle imprese al 15%. Un miraggio (a dire il vero sono già 40 i Paesi nel mondo che la applicano, e tra gli ultimi la Repubblica Ceca al 23%) che prende il nome di flat tax, ovvero tassa piatta, e che fu pensata per la prima volta a metà dagli anni Cinquanta dall'economista statunitense Milton Friedman. L'Estonia, prima digital nation al mondo, l'ha applicata di recente, mentre la Spagna l'ha utilizzata parzialmente per il sistema-lavoro. L'economista Alvin Rebushka, poi, l'ha fatta conoscere al mondo, proponendola tra i primi a George W. Bush. In Italia, creando non poco dibattito, è stata di recente lanciata da Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega Nord. Lo scorso 13 dicembre, presso la sede meneghina di Confcommercio, si è tenuto il battesimo ufficiale, alla presenza di Borghi, dello stesso Rebushka e del leader del Carroccio, Matteo Salvini.
Borghi, che ha fatto elementari e medie a Carnate, diploma di liceo scientifico al Banfi di Vimercate per poi confrontarsi ad alti livelli con la finanza internazionale (leggi qui la sua biografia) ha di recente incassato (forse involontariamente) anche il placet del Corriere della Sera. Nell'inserto Sette, Aldo Cazzullo ha riconosciuto che "pagare allo Stato la metà di quel che si guadagna non è solo ingiusto, è controproducente. L'Italia è il quinti Paese al mondo per pressione fiscale. Il fisco italiano è il più ingiusto al mondo. Perché la sua pressione si scarica tutta sugli onesti". E dopo aver avanzato dubbi sulla natura "propagandistica" della flat tax, Cazzullo ci ripensa: "Questo non vuol dire che il Governo possa eludere il tema".

Professor Borghi, la proposta della flat tax inizia a piacere a molti.
"Il mondo ideale non esiste. Noi dobbiamo partire da una constatazione: oggi le tasse in Italia le pagano per lo più i lavoratori dipendenti, e le statistiche dicono chiaramente che il fisco pesca soprattutto al Nord. La tassazione attuale, ben al di sopra del 43%, non è sostenibile: incentiva l'evasione, la fuga dei capitali, blocca le imprese. Insieme all'uscita dal cappio dell'euro, la flat tax è la soluzione per rimettere in piedi il Paese, ora in ginocchio".

Al di là delle teorie, di concreto cosa c'è.
"C'è che quella della flat tax è una esperienza storica che funziona, che viene applicata in 40 Paesi al mondo, che è sostenuta da economisti di fama mondiale e che aiutò anche la Russia nel Duemila nel periodo post crisi. Una aliquota secca ed equa aiuta anche chi oggi non paga le tasse per le modalità cervellotiche e complicate tipiche italiane. La flat tax oltre a garantire un gettito stabile, farebbe respirare i contribuenti per almeno 35 miliardi fin da subito".

Qualcuno ha parlato di ammanchi per 100 miliardi se si introducesse l'aliquota al 15%.
"Francesco Daveri è lo stesso che, pochi giorni dopo la sparata, ha ammesso che il suo calcolo era errato di 60 miliardi e quindi lo sgravio fiscale della flat tax sarebbe pari a 40 miliardi. Ma è un conto freddo, che non tiene conto delle ricadute della flat tax in termini di recupero di evasione e di rientro di capitali”.

Chi crede in questa proposta?
"Innanzitutto la Lega Nord, ma come è noto anche Forza Italia sostiene la flat tax, di cui ho scritto per anni come editorialista sul Giornale, quotidiano del presidente Berlusconi. Nel centrodestra ci sono molte aperture, da Fratelli d'Italia all'NCD".

E l'idea del governo di un 730 precompilato?
"Sarebbe il modo di continuare a spremere il Nord e gli onesti, senza contrastare elusione ed evasione".

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