L'ingegnere che fa volare gli squali: la storia di Pietro "Piter" Ravasi

sharkspiter2.jpg

sharkspiter3.jpgVimercate. Con gli squali lui ci vive, ci lotta, si emoziona, vince, a volte perde, ma ogni storia è una partita che valeva la pena di essere giocata. Nell’anno dei mondiali di calcio in Brasile, c’è un altro campionato del mondo che merita di essere raccontato. La Nazionale Italiana Wheelchair Hockey (3° posto negli Europei del 2005 e del 2008, un 4° posto mondiale in Italia nel 2010 e ancora un 5° posto europeo in Finlandia nel 2012, senza dimenticare 1° posto nel 4-Nations Tournament in Svizzera nel 2011) tenterà l’impresa in quel di Monaco di Baviera. A dare la carica a quegli straordinari ragazzi, che percorrono il campo da gioco avanti e indietro in carrozzina, c’è un ingegnere vimercatese: Pietro Ravasi, per tutti Piter. Dal 4 all’11 agosto Ravasi sarà nel tempio mondiale della birra al seguito della nazionale, dopo aver raggiunto il terzo posto in campionato con la sua squadra, gli Sharks di Monza. La Brianza sarà più che rappresentata, potendo vantare l’allenatore Giorgio Dell’Oca e, soprattutto, tre atleti: Simone Bettineschi in porta, Mattia Muratore e Luca Vanoli. Atleti veri, che si allenano tutte le settimane, che giocano per stare insieme ma anche per vincere, che vivono lo sport senza piagnistei o pietismi. 

“Ho conosciuto la realtà degli Sharks nel 2006 – ricorda Ravasi – Ho incontrato Mattia Muratore nella palestra Vela, dove lui si allenava ed io mi allenavo al tempo dei go-kart . L’occasione è stata la Coppa Italia del 2006 che si era tenuta a Monza: la squadra aveva bisogno un fotografo ed io a quell’epoca mi dilettavo con le foto. Ho quindi iniziato ad essere incuriosito da questo sport, ed ho seguito gli allenamenti. All’inizio della stagione 2006-2007 la squadra aveva bisogno di volontari per i trasporti, così ho iniziato a fare l’autista e contemporaneamente a fare le foto. All’epoca c’erano le prime carrozzine da gioco, ma tutte le altre erano carrozzine da passeggio modificate. Da allora ho realizzato i primi pezzi speciali”.

Ingegnere, fotografo, tifoso, amico, Ravasi si è progressivamente specializzato come meccanico ufficiale della squadra e poi della nazionale, lavorando dapprima sulle regolazioni elettroniche delle carrozzine, mappando le centraline con appositi software.

sharks1.jpgNel 2010 Ravasi ha seguito i mondiali italiani a Lignano Sabbiadoro nel gruppo dei volontari e al termine di quella esperienza ha collaborato con il capitano, Luigi Parravicini, per realizzare il primo prototipo, un modello diverso dai due all’epoca in commercio. Un’impresa ultimata con soddisfazione alla fine del 2011. E’ la consacrazione di Piter come tecnico ufficiale della nazionale: è lui che progetta i sistemi per limitare a 11 km/h la velocità delle carrozzine, è lui che lavora con le società del settore automotive per realizzare appositi ammortizzatori, è lui che brevetta telai, è lui che collabora alla stesura delle regole tecniche del gioco. Una passione per lo sport che ha solide radici: suo padre negli anni 60 aveva vinto un campionato italiano di aeromodellismo con il gruppo Di.Po, lo zio paterno morì in gara con la maglia della Di.Po. che all’epoca aveva la squadra di ciclismo, lo zio materno fondò il RCM team Vimercate con altri soci e realizzava dei modelli radiocomandati di altissimo livello. 

sharks2.jpg“I dettagli sono importanti – spiega – Sono fondamentali, ad esempio, le protezioni laterali antiribaltamento, ossia un ostacolo che eviti allo stick, la croce di plastica utilizzata da alcuni giocatori, di infilarsi sotto le ruote di trazione e quindi di sollevare la carrozzina e portarla al ribaltamento. I piedi del giocatore devono essere protetti da un paraurti, che non deve avere spigoli, non deve superare i 50 mm di spessore, e deve essere protetto con un materiale che assorba un po’ gli urti; normalmente si usa la gommaspugna fissata con il nastro adesivo, ma ultimamente pare che i costruttori si stiano indirizzando ad utilizzare tubi da 1 pollice che permettono di utilizzare il classico tubo di gomma per acqua che viene fissato con delle fascette metalliche; la velocità della carrozzina non deve superare gli 11 km/h in ambito nazionale, 15 km/h in ambito internazionale”. Nulla è lasciato al caso, perché la competizione è vera e le regole vanno rispettate: “Si controllano le carrozzine con i rulli e la velocità viene misurata con un tachimetro a contatto – aggiunge l’ingegnere vimercatese - Si esegue la media delle due velocità ed il valore massimo non deve superare gli 11,3 km/h. La regolazione si esegue utilizzando un software che gira in ambiente windows e gestisce la programmazione della centralina. Bisogna fare molti test in quanto le prestazioni di questi motori sono molto influenzate dalla temperatura degli stessi, gli stessi costruttori non si sbilanciano, dai dati che abbiamo raccolto fino ad ora c’è una variazione della velocità massima da motore freddo a caldo che si avvicina al 10%, quindi sbagliare ed andare fuori regolamento è un attimo”.

Il ruolo di Ravasi in campo è fondamentale perché durante le gare esiste il time out-tecnico, 1 minuto di tempo per cercare di risolvere i problemi alle carrozzine, sostituzione dello stick in primis, che Ravasi e compagni riescono a fare nel tempo record di 10 secondi.

Adesso le energie sono rivolte ai mondiali. Poi Ravasi tornerà a progettare nuovi prototipi con un sogno nel cassetto: portare questo emozionante sport anche a Vimercate e farlo conoscere soprattutto ai giovani. Una lezione di vita e di sana competizione che lascia davvero il segno. Come questi straordinari squali.

Per approfondimenti:

http://www.sharksmonza.net/ 

http://www.fiwh.org/

 

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