Beffati i lavoratori ex-Celestica: tutto rimandato a novembre

Beffati i lavoratori ex-Celestica: tutto rimandato a novembre

Bames, Sem, Ex-Celestica. Chiamatela come volete questa vicenda sindacal-giudiziaria ma il senso alla fine è sempre lo stesso: una beffa per i lavoratori. Anche l'udienza penale di giovedì 7 luglio 2022 presso la sede della Provincia (via Grigna 13 a Monza) non ha prodotto alcunché. Chi si aspettava qualche pur piccolo passo in avanti nella procedura fallimentare o nell'insinuazione dei creditori (fra cui gli ex-dipendenti) è rimasto deluso. Si fregano le mani, invece, gli imputati che vedono rinviato ancora il processo a loro carico, e non di poco: la prossima udienza è prevista nientemeno che a novembre!

Amaro il commento di Gianluigi Redaelli, portavoce dei lavoratori: "Su cinque testimoni previsti che andavano interrogati se n'è presentato uno solo. Gli altri quattro non sono neanche venuti a rispondere alle domande del collegio giudicante... Non basta: l'udienza già fissata al 22 settembre è stata cancellata e ulteriormente rinviata, si tornerà in aula il 24 novembre". Fa impressione questo sistema giudiziario, se pensiamo che la fine delle indagini siglata dall'allora Pubblico ministero Walter Mapelli risale addirittura al 2016. Ben sei anni fa! Siamo arrivati a luglio 2022 e tutto galleggia ancora nell'alveo degli azzeccagarbugli che sperano (forse) di arrivare in prescrizione.

La vicenda del fallimento ex-Celestica riguarda soprattutto quattro super-manager e dirigenti d'industria: Luca B., Giuseppe B., Riccardo T. e Angelo I. chiamati a rispondere a vario titolo delle scellerate scelte che hanno portato al fallimento dell'azienda vimercatese. Un'azienda dalla nomea più che futuristica, in pieno stile silicon-valley, in cui lavoravano 398 persone.

Bocce ferme anche per un'altra tranche della stessa vicenda: il processo d'appello nei confronti di Massimo B. e Selene B., figli di Vittorio B., patròn del gruppo che controllava "Bames" e "Sem". I due avevano scelto il rito abbreviato con sentenza di primo grado che, nel dicembre del 2020, li aveva riconosciuti colpevoli condannandoli a 4 anni e 8 mesi ciascuno.

Secondo l'ultima ricostruzione (circolata sui media ed emersa fra le pieghe del processo) pare che il Tfr dei lavoratori ex-Celestica fosse utilizzato per pagare la cassintegrazione degli stessi. O quantomeno per "integrarla". E i soldi della "cassa", si chiederà qualcuno, che fine facevano? Al momento è uno dei punti su cui gli inquirenti dovrebbero far luce, anche se il sospetto è che fra partite di giro e artifizi contabili qualche cifra a più zeri possa essersi persa. Risultato: molti degli ex-lavoratori delle aziende si ritroverebbero oggi senza il loro sacrosanto Tfr (che, è il caso di ricordarlo, sono soldi dei dipendenti che la ditta tiene in cassa fino alla data del licenziamento o della pensione).

(nella foto di copertina un presidio dei lavoratori ex-Celestica)