Febbre del Nilo a Moriano: scatta la disinfestazione

Febbre del Nilo a Moriano: scatta la disinfestazione

Allarmante caso di West Nile Virus in zona Moriano: il Comune corre ai ripari e spruzza un (forse tardivo) veleno anti-zanzare. Per fortuna che la stagione calda è finita e gli insetti stanno morendo, perché altrimenti la situazione sarebbe stata davvero molto più preoccupante. Cos'è successo: dopo la diffusione della malattia "non autoctona" come si dice in questi casi in molte località della Lombardia, le Ats erano state allertate per questa nuova emergenza a metà agosto. Anche IlVimercate.org ne aveva trattato (vedi articolo a questo link) suscitando perfino rimbrotti da qualche internauta (su Facebook) per presunto esagerato allarmismo. Invece adesso eccoci qui: registrato ufficialmente il primo caso di febbre del Nilo ci si ritrova a fare i conti con la realtà. Nei giorni scorsi una ditta specializzata ha provveduto alla disinfestazione in via Manin, via Cattaneo, via Mameli, via D'Azeglio, via Tommaseo e in via Berchet. Si tratterebbe, secondo quanto appreso di fonti istituzionali, di un trattamento cosiddetto "adulticida con prodotti abbattenti" (per le zanzare che già volano e pungono) nonché della vegetazione fino ad un’altezza di 3-4 metri per prevenire gli eventuali focolai di larve. 

La febbre del Nilo è una malattia tropicale che fino a qualche anno fa esisteva solo nei Paesi caldi come Africa e similari, ma che da qualche tempo si è diffusa anche in Occidente. Si accusano i cambiamenti climatici, ma anche il maggior numero di insetti non autoctoni a casa nostra, importati magari con merci e imballaggi sulle navi. Sia come sia, in Lombardia è scattato l'allarme dopo il susseguirsi di ricoveri negli ospedali. La malattia viene trasmessa con la puntura della zanzara, ma non del tipo "tigre" che risulta incapace di trasportare il virus. Colpevole della diffusione è dunque solo la zanzara tradizionale, quella marroncina, più rapida ma meno aggressiva della "tigre". Dal punto di vista medico-epidemiologico, va precisato che i dati ufficiali parlano di una mortalità bassa: un infettato su cento presenta sintomi da ricovero in ospedale, mentre un infettato su 1.000 rischia di morire.