Sciopero alla "Fimer" di Velasca: 180 posti a rischio

Sciopero alla "Fimer" di Velasca: 180 posti a rischio

Sciopero alla futuristica sede della ditta "Fimer" per chiedere alla proprietà di cedere la mano e vendere: il tentativo è convincere i piani alti dell'azienda ed evitare il rischio fallimento. Sono giorni di gran preoccupazione quelli che si stanno vivendo a Velasca, dove c'è il quartier generale dell'impresa (che ha una sede anche in Toscana). Venerdì scorso si è svolto lo sciopero dimostrativo con la partecipazione di tutte le sigle sindacali e anche una "comparsata" del sindaco vimercatese Francesco Cereda. Nel sito al confine fra Usmate e Vimercate lavorano circa 180 persone, tutta gente che chiede solo di poter produrre per guadagnare onestamente il proprio stipendio. Ma. C'è questo "ma" grosso come una casa che fa tremar le vene e i polsi: le logiche di mercato non sempre si sposano con le legittime aspettative degli umili travet. Fatto sta che i posti di lavoro sono a rischio e alla manifestazione c'erano circa 150  lavoratori della ditta (che produce inverter per impianti fotovoltaici e colonnine elettriche). C'era anche una delegazione di lavoratori dal sito di Terranuova Bracciolini (provincia di Arezzo) dove lavorano altre 400 persone. La preoccupazione dei sindacati è dovuta al concordato preventivo, in scadenza a fine giugno. In realtà ci sarebbero un paio di fondi interessati all'acquisto, ma al momento l'attuale Cda non avrebbe ricevuto alcuna proposta ufficiale. Il problema grosso, par di capire, è di liquidità finanziaria: servirebbero subito 70 milioni di euro per ripianare le perdite e almeno un'altra decina di milioni per dare impulso all'attività e realizzare investimenti. Insomma, una montagna di soldi che non si trova certo dietro l'angolo. Dietro l'angolo, invece, c'è l'incubo del fallimento con conseguenti pendenze giudiziarie per ottenere quanto dovuto da fornitori, creditori, dipendenti. La vicenda di Fimer ricorda l'iter di molte altre aziende italiane ampliatesi alla grande per poi ritrovarsi in difficoltà endemiche: il caso più consimile sembra ad esempio quello della ex-Embraco (377 lavoratori dislocati fra Torino e Belluno) che ha visto interventi dei più prestigiosi personaggi politici, amministrativi e financo religiosi senza però riuscire a trovar soluzione. Per la Fimer e i suoi tanti onesti lavoratori non resta quindi che incrociare le dita e sperare in una soluzione accettabile. Dalla redazione de "ilvimercate.org" la più totale solidarietà e la speranza che si trovi una via d'uscita soddisfacente per tutte le parti coinvolte.